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Owl Turns Head

Come primo oggetto di una lista di shift nel taccuino personale di Dai Vernon compare una tecnica misteriosa, chiamata Ping Pong Shift. Non ci sono ulteriori riferimenti nelle pubblicazioni di Vernon, e questo salto sembrava quasi destinato a rimanere sconosciuto per sempre fino a che non vengono ritrovate delle lettere private tra Vernon e Horowitz in cui viene citato il nome di un certo Ping Pong, capace di fare una “cosa” con le carte. Vernon era solito girare il mondo alla ricerca delle tecniche e degli stratagemmi più nascosti, tenuti al sicuro dai bari e di cui si poteva sapere l’esistenza solo se avevi le amicizie giuste.

E così nel 1930 partì per le città dove si diceva passasse Ping Pong (questo era solo il suo soprannome, non il nome vero), un giocatore d’azzardo cinese e forte bevitore. Vernon non riuscì a trovarlo, ma imparò da un amico e partner del baro cinese che

La “cosa” di cui aveva sentito parlare era uno shift.

Si offrì di insegnarglielo solo a grandi linee perché, a detta sua, nessuno era in grado di farlo. 

In una successiva lettera a Horowitz, Vernon ritorna sull’argomento dicendo di aver scattato qualche fotografia della mossa, ma non fornisce nessuna spiegazione o dettaglio della tecnica.

Per decenni sembra non esserci più alcuna traccia dello shift fino a quando nel 2006 David Ben trova la risposta da Bruce Cervon, che gli mostra in una pagina delle sue note del 1965 (che diventeranno i Castle Notebooks), un certo “Salto di Ping Pong” a cui il Professore aveva accennato e dimostrato brevemente. Quell’appunto scritto di fretta da Cervon, unito alla scoperta di alcune foto datate 1930 (forse le foto che il professore di dimenticò di mandare a Horowitz?) ci hanno permesso di ricostruire la tecnica. 

E intendo proprio ricostruire: nessun dettaglio venne mai scritto direttamente dal Professore, che mantenne il segreto insegnandolo solo personalmente agli amici più stretti.

Vicino al nome “Ping Pong Shift”, in entrambe le liste di Vernon sui salti, compare la misteriosa scritta: “Owl turns head”, letteralmente: “il gufo gira la testa”.

Forse il gufo era il giocatore alla destra del baro, l’angolo scoperto della tecnica? O forse si riferiva a qualcuno o qualcosa in particolare, un nome in codice?

Nessuno ancora oggi sa con certezza cosa intendesse il Professore con quella curiosa frase, forse destinata a rimanere un mistero per sempre.  Ma la magia stessa, in fondo, è anche quello.

Crediti: “Revelation” scritto da David Ben.

Se avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo. Niente sarebbe com'è, perché tutto sarebbe come non è... e viceversa !

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